Colpirne cento per educarne uno

Ai corsi di copywriting mi hanno spiegato il meccanismo del clickbait ed io lo applico.

Questa è l’inversione semantica di una antica sentenza latina resa tristemente celebre dalla più conosciuta e citata organizzazione terroristica dei cosiddetti “anni di piombo”.

La traduco subito calandola nel contesto di mia più stretta competenza, anche se ho le conoscenze e poi il titolo per intrattenervi con riflessioni di storia contemporanea.

L’ “uno” da educare è il nostro sistema nervoso nella sua accezione più ampia, i “cento” da colpire sono i compagni di allenamento o gli avversari nelle competizioni.

Si parla di sport da combattimento, ovviamente.

Potendo nei miei corsi fare poco volume di allenamento, per motivi logistici e strutturali di questo tipo d’offerta, rimane solo da fare margine.

L’unica marginalità che compete ad un combattente è quella di combattere il più possibile. Rispettando in questo dei limiti e non delle regole.

Limiti e regole sono ben differenti tra loro. Io rispetto i primi, memore di quel Primigenio Solco, ed infrango le seconde.

Nel vecchio blog, da un oscuro morbo offeso e per questo motivo cassato, c’era un articolo proprio sullo strappar via tutte le etichette dalla pratica marziale e dimenticare le “positive” e mutevoli regole a favore degli indefettibili limiti.

L’archivio completo, del vecchio blog, è salvo, i miei più affezionati lettori stiano tranquilli, si deve solo trovare il modo più economico e funzionale per renderlo di nuovo di pubblica consultazione.

Nei miei corsi si combatte, ci si affronta, con adeguata e progressiva intensità, nella proporzione di 80/20.
80% del tempo è dedicato a to trade jabs, una volta sentita questa espressione del commento di un remoto UFC non me ne sono più separato.

Il restante 20% è quello che anche voi conoscete come “scaldino” ed una particella nucleare di questo è lo stretching che sempre prometto e mai concedo.

State allenando, o voi che seguite i miei spumeggianti ed effervescenti corsi, una abilità che non si concede se non all’imitazione di se stessa ed in se stessa si esalta e si compiace.

É cara e dispendiosa. Per tutti, docenti e discenti che siano.

Ha un residuo di possibilità di infortunio più alta delle altre modalità, lo dovete accettare, ma, un domani, vurria mai, ci fosse la necessità di combattere no holds barred, mi ringrazierete.

Scrivi in privato per partecipare ai miei corsi “aperti” oppure alle più esclusive sessioni “a porta chiusa”.


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