Sul significato delle “cinture” e dei gradi nelle Arti Marziali e negli Sport da Combattimento

Mi riservo di trattare un interessante dato biografico personale in un successivo post il cui titolo è già stato deciso: “Colui che fece per viltade il gran rifiuto. Togli viltade metti dignità e scoprirai il caso più unico che raro di un marzialista che ha per ben due volte rifiutato il titolo di Maestro”

Qui però restringiamo il campo al significato, al valore e al commercio di cinture e gradi negli Sport da Combattimento e nelle Arti Marziali.

La mia opinione si tiene lontana dalla mediana delle interpretazioni e per questo risulta a volte disturbante, più spesso interessante.

Cinture e gradi sono:

– Il “back end” della acquisizione dell’allievo come cliente da parte del Maestro o della Scuola nel ruolo di impresa / azienda;

– Un elemento di un acquisto di servizi e beni in “bundle”;

– Un sistema per semplificare e velocizzare lo svolgimento delle lezioni;

– Una barriera protettiva che azzera i rischi professionali del Maestro o insegnante;

– Un passaporto che consente la più o meno libera circolazione degli allievi e degli insegnanti stessi;

– Una applicazione del paradosso dell’”Elefante incatenato”.

Nel sistema di Sport da Combattimento che sto in questi anni affinando ho rinunciato a tutto questo.

Sport da Combattimento sottolineo non Arti Marziali.

Per queste ultime ho idee in potenza ma non in atto.

Da dove viene questa rinuncia? Senza dubbio dalla mia iconoclastica anarchia che mi configura sempre come il primo oppositore di me stesso.

Poi avere strappato quasi tutte le etichette e le convenzioni ha esercitato un oggettivo “great reset” che ha piallato tutte le mie rendite di posizione.


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