La cultura pop scorre più veloce delle mie capacità di aggiornamento.
Devo quindi calibrare con attenzione le citazioni che vorrei fossero immediatamente comprensibili.
Per quelle criptate o in leggera parafrasi lo sforzo ermeneutico deve essere intenso, come quando, in allenamento, vi chiedo una prestazione massimale!
Il titolo è una memorabile frase di Rocky III che penso sia ancora ben presente, come saga cinematografica sul pugilato, nell’immaginario collettivo.
Lucidi nel pestaggio
Nel mio sistema di Arti Marziali e Sport da Combattimento, che fa parte della mia più vasta creazione Codex M.N.A., ho, in contrasto con le generali attitudini, deciso di svolgere un notevole volume di lavoro sull’assorbimento delle energie più che sul loro rilascio.
Chi ha seguito le mie lezioni sa che spesso propongo esercizi di radicamento.
“Dovete avere radici radiali e sagittali, staccarvi da terra deve essere più faticoso che strappare le erbacce con le mani!”
Questo è uno dei miei tipici esempi a supporto delle spiegazioni.
Ci torneremo dopo, ora una piccola digressione sulla contemporaneità.
Culture di strada del secolo scorso
La mia adolescenza negli anni ottanta del secolo scorso era tutta incentrata sul confronto fisico tra maschi “alfa”.
Tanto allo stadio quanto nelle sezioni del Partito era tutto un discettare sul come comportarsi in caso di scontro contro uno o più avversari.
Questo eccesso di verbosità era, soprattutto nelle sezioni politiche, sintomo dell’inizio degli anni del “riflusso”, della conclamata fine della “sindrome dell’assedio”. In provincia eravamo quasi invidiosi di chi abitava a Milano o a Roma e doveva sempre uscire con “le spalle coperte”.
Nelle curve coesistevano invece azione e narrazione.
Forse era la nascita di un “mitema” (Claude Levi Strauss, passim). Un muro discorsivo i cui mattoni erano auto similari, si replicavano in maniera analoga in ambienti e tempi diversi… i mattoni poi negli scontri volavano davvero, sia chiaro!
Nel mitema: “Colui che si trova da solo nel territorio avversario e non vuole fuggire o abbandonare i colori” erano sottesi una serie di codici operativi dispensati dai più anziani o dai più esperti (a volte anche da astuti millantatori)
– Evita in tutti i modi di cadere a terra;
– Meglio le spalle al muro che il campo aperto (controversia irrisolta);
– Fai attenzione massima a quelli con la mano destra in tasca;
– I primi a caricare sono spesso i più inesperti;
Ne potrei citare altri ma mi interessa isolare il rilievo implicito che ha il saper gestire lo svantaggio.
Essere buoni incassatori era meglio che essere forti picchiatori.
Realtà separata
Riservo ad un altro articolo il racconto di come ho conosciuto le Arti Marziali, si tratta di fumetti e di lontani ricordi d’infanzia, devo fare delle ricerche prima di eccedere in imprecisioni.
Già dalla mia prima lezione in una palestra alias Dojo di Arti Marziali intuii che tutto era solo una grande coreografia volta a ritualizzare e a disattivare le pulsioni aggressive dei praticanti.
C’erano dei momenti ferali, ma erano davvero rari.
Sarebbe stata negli anni a venire dirimente la lettura di “Ventura e sventura del guerriero” di Georges Dumezil.
Il guerriero si addestra con infinita cura, diuturna applicazione e meticolosa disciplina per evitare di fare quei tre errori che è destinato comunque a fare. Vincere o perdere la battaglia, o la guerra, passa in secondo piano.
Si parla del livello individuale, del microcosmo umano.
Se si è al servizio del clan, della comunità, della Patria tutto cambia.
Sono entrato in palestra come agguerrito “uligano” e tuttora vi presto servizio conservando quel fuoco irredimibile sotto il rigore del vecchio maestro.
Cosa significa davvero cedere
Mi tremano le mani al solo pensiero di addentrarmi nel dominio del “gioco di rimessa”!
La capacità condizionale di assorbire energie si può allenare.
Mangiatori di spade e fracassatori di laterizi sono un’abile stratagemma di copertura.
Nell’età della separazione da social media il contatto è benefico a prescindere dall’intensità.
I lividi sono oggi più preziosi dei “like”.


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