Vi è piaciuto il gioco di parole?
Sulla grafia di peao a.k.a. pao c’è controversia, io ho scelto la declinazione portoghese per ragioni eufoniche. Il ripetersi del dittongo suona bene, vero?
Peana offre meno sponde polemiche, è un canto (1) enfatico pieno di trasporto e di maggior afflato.
Abbandoniamo le magie della lingua e entriamo però nel vivo dell’argomento.
I miei allievi iniziano a prendere confidenza con quelli che, non per caso, sono conosciuti anche come “guanti da maestro”.
In verità guanti da maestro, focus gloves, guanti da passata, sono generalmente intesi quelli aventi una sagoma di poco più grande del contorno di una mano.
Gli oggetti che vedete in foto rientrano nella più ampia fattispecie dei colpitori / hitting pads.
Qualcuno parla di scudi, ma nel caso io preferisco il singolare con il quale rappresento un vero e proprio scudo da colpire che si regge con due avambracci e che trova la sua elezione nella pratica dei calci frontali e dei side kicks.
I miei allievi stanno imparando ad usarli con crescente competenza. É uno dei conseguimenti tecnici e pratici della loro seconda, terza per alcuni, stagione di allenamento.
Chi tiene i peao deve avere una “mano” ferma ma delicata.
Il suo ruolo non è di essere la vittima di chi colpisce né quello di chi spenge sul nascere il dispiegarsi veloce e potente, ad esempio, di una tecnica di calcio.
Chi impugna i colpitori lavora tanto per il compagno di allenamento quanto per se stesso.
Deve far tenere al partner un ritmo intenso ma sostenibile per il numero e la durata di intervalli prescritti. Anche a chi viene colpito sui bersagli è richiesto fiato e resistenza, tanto più che al cambio di ruolo dovrà arrivarci abbastanza fresco e non esausto, incapace di colpire a sua volta con la dovuta potenza.
Nelle tecniche a coppia soprattutto nel calci medi, alla figura, si erogano oltre 300 joule di potenza. Il corpo di chi riceve questo impatto deve scaricare a terra senza sollecitare eccessivamente le parti deboli del sistema, le spalle, in primis.
Questa autotutela avviene tenendo attivo e reattivo il “core” in tutte le sue componenti. Immaginalo come un cilindro (2) sottoposto a forze di compressione, taglio e rotazione.
Un torchio addominale che assolve con precisione alle sue funzioni consente a chi sostiene gli “hitting pads” di diventare un potente e sofisticato strumento di allenamento che rende una sessione ai peao quanto di più vicino ci sia ad un reale combattimento.
Con il notevole vantaggio di minimizzare i rischi di infortuni e sollecitando allo stremo il sistema nervoso e tutta l’architettura dell’atleta.
Se hai domande scrivi in area commentatoria e scrivi invece in privato per prenotare una sessione individuale con me.
Note:
1) In origine dedicato al dio Apollo.
2) É difficile trovare atleti ed istruttori che abbiano contezza di questa immagine 3D del “core”. L’attenzione dei più è concentrata sulla parte anteriore e visibile. La posteriore ci si rivela solo in caso di dolori ed infortuni. La struttura laterale, destra e sinistra, riceve una cura sporadica e residuale. Quasi tutti ignorano e trascurano il “coperchio” ovvero il diaframma e la superficie inferiore, il pavimento pelvico


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